#101calabrie: Maierato e la leggenda del serpente di Rocca Angitola

Pubblicato il da Calabresi Creativi

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Posta sulla sommità di un colle in una posizione che dirada lungo il golfo lametino, l’antica Rocca Angitola, si ergeva maestosa e solitaria sin dai tempi bizantini. Un tempo denominata Rocca Niceforo, in onore del generale Niceforo Foca che riuscì più volte a sconfiggere i saraceni, il mito vuole che fosse l’erede di Crissa, leggendaria città fondata dai greci partiti da Locri Epizephiri. Distrutta, infine, per mano dei saraceni e della natura, Rocca Niceforo fu ricostruita dai Normanni e dopo dagli Angioini, assumendo il nome di Rocca Angitola per poi decadere completamente a seguito dei tremendi terremoti che la colpirono, dando vita a diversi casati, tra cui Francavilla Angitola e Maierato.

Proprio a Maierato, persiste, ancora oggi, tramandata dalla tradizione orale, una curiosa leggenda che ha origine dall’antico promontorio disabitato: “il serpente della rocca”. Si narra che tanto tempo fa, quando la Rocca venne abbandonata, un ricco ed avaro massaro, che in vita sua non aveva mai fatto l’elemosina né regalato niente a chicchessia, era sul punto di morire ed aveva paura che qualcuno potesse impossessarsi dei suoi averi. Un giorno, camminando tra le antiche mura della Rocca, si imbatté nel diavolo che conoscendo la sua pena era lì appositamente per tentarlo. Il demonio propose al massaro di vendergli la sua anima promettendogli in cambio che nessuno avrebbe preso le sue ricchezze quando sarebbe passato a miglior vita. Il contadino, diffidente e taccagno com’era, si convinse subito a fare il patto col demonio. Così, la mattina dopo il massaro e il diavolo si avvicinarono ai piedi delle rovine del castello e cominciarono a scavare. Ad un certo punto, dalla profonda buca che avevano ricavato, uscì un serpente grande, grosso e nero come la pece, che obbediva ai comandi del diavolo. Questi, gli ordinò di mettere i denari, che intanto il contadino aveva rinchiuso in un recipiente di creta, nella buca e di custodirli per l’eternità. Il serpente obbedì docilmente al suo diabolico padrone e si infilò nella fossa insieme al forziere. I due uomini ricoprirono, quindi, la buca con la terra ed andarono via. Dopo qualche giorno, il massaro morì e il diavolo, secondo l’accordo fatto, gli prese l’anima e se la portò nelle fiamme dell’inferno. Il tempo passò ed una notte, tre compari di Maierato fecero contemporaneamente lo stesso sogno: ai piedi delle mura della Rocca, nei pressi dell’antico castello, c’era un immenso tesoro di cui potevano entrare in possesso, se fossero riusciti a fare entrare il grosso serpente che faceva la guardia dentro una bottiglia. Quando la mattina successiva, i tre compari si incontrarono, come ogni giorno, nella piazza del paese, cominciarono a raccontarsi il loro sogno. Stupiti da tale fatto insolito, capirono che non poteva trattarsi di una coincidenza e decisero, pertanto, di andare a scavare. Giunti vicino al castello, proprio nel posto che avevano visto in sogno, cominciarono a scavare una buca profonda. Ad un certo punto, intravidero un recipiente di creta, ma, improvvisamente, dalla fossa che avevano scavato si materializzò, come per incanto, un gigantesco serpente, pronto ad attaccarli. I tre impauriti presero subito la bottiglia che avevano portato con loro. Il serpente, non appena la vide, si ammansì e cominciò, pian piano, ad infilarvisi dentro. Le ore passavano e i tre compari attendevano con ansia che la serpe, lentamente, entrasse nella bottiglia per poterla richiudere ed impossessarsi dell’agognato tesoro. Giunta la sera, rimaneva ancora fuori l’ultimo pezzo della coda. I tre uomini avevano, ormai, perso la pazienza ed uno di loro si lamentò ad alta voce che era ora che il serpente entrasse completamente nel fiasco. Appena proferite quelle parole, l’incantesimo, purtroppo, si ruppe: la bottiglia esplose frantumandosi in mille pezzi mentre i tre compari vennero sbattuti per aria, persero i sensi e “caddero uno a Montemarello, uno a Ciramida e un altro a Petra Cavalcata”. Così la leggenda, per come viene tramandata dalla tradizione. Da allora, pare che nessuno si sia più azzardato a compiere la pericolosa impresa, per paura di essere mangiato dal serpente. E il tesoro, ancora oggi, giace sotto terra, nel silenzio della Rocca, interrotto solamente dai suoni delle cicale e dal sibilo del vento, custodito dal suo infernale guardiano.

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