#101calabrie: la Festa della Madonna della Consolazione
La festa della Madonna della Consolazione ricorre la seconda domenica di settembre.
Nei tempi più antichi i festeggiamenti cominciavano col primo dei sette sabati precedenti la data stabilita.
Gran parte della popolazione si recava all’Eremo per onorare la Vergine nel suo santuario.
Nella mattinata la città era animata dal suono dei tamburi, mentre a sera era illuminata tutta da luci sospese ai balconi e da fuochi pirotecnici chiamati “palombelle”. Ciò avveniva anche per tutti i sabati successivi, fino a che si arrivava alla festa.
Venditori di giocattoli, di cappelli, di vasellame arrivavano da fuori e schieravano la loro merce nelle piazze e lungo i due lati del corso.
In particolare la piazza Vittorio Emanuele veniva occupata da questi venditori.
Ad una estremità del corso si poneva un grande dipinto, che la sera veniva illuminato, che mostrava alcuni dei più celebri prodigi della Madonna.
Il venerdì precedente il primo giorno della festa,il santuario diventava meta di una gran quantità di gente che da posti vicini e lontani arrivava cantando e suonando. Spesso al suono si univa la danza sul sagrato del Santuario.
Per tutta la notte era un continuo movimento: lucerne e fuochi di legna illuminavano i posti di vendita di bibite, frutta e altri cibi, mentre una gran folla di gente cantava, suonava, ballava.
All’interno del Santuario l’immagine di Maria era vegliata dai fedeli in preghiera, tra centinaia di ceri ardenti.
La mattina di sabato, tutta la gran folla accompagnava Maria che lasciava il suo Eremo per raggiungere la città.
Reggio accoglieva la sua patrona in un’atmosfera di gran festa: alle due estremità del corso si ponevano due archi di trionfo che venivano, la sera, illuminati ad olio (questi stavano ad indicare le due antiche porte della città: porta Mesa e porta S. Filippo).
Mentre gli strati sociali più modesti accompagnavano a piedi (a volte a piedi nudi, per grazia ricevuta) la Madonna, le classi nobili e ricche sfilavano sulle loro carrozze, che, per l’occasione, venivano infiorate mirabilmente.
Un’altra usanza particolare era la consegna della sacra Immagine, da parte dei cappuccini al clero reggino; questa avveniva alla fine della via Cardinale Portanova, alla presenza di un notaio che stipulava un vero e proprio atto di consegna.
