#101calabrie: passeggiare tra i Giganti della Sila

Pubblicato il da Calabresi Creativi

#101calabrie: passeggiare tra i Giganti della Sila

L’albero sovrano della Sila è una specie particolare, autoctona, di pino nero chiamato dai botanici, e da qualche forestale colto, Pinus nigra subspecie laricio. Le pinete erano folte e ricoprivano la maggior parte della Sila fino alla fine del secolo scorso, questi boschi erano così celebri da essere citati come esempi del maggiore dei boschi italiani da Virgilio e da Dante, fra i tantissimi. La Selva d’Italia. Poi sono arrivati dapprima gli austriaci, con le prime enormi segherie, e poi le due guerre e soprattutto la richiesta di risarcimento per le spese belliche, avanzate da inglesi e americani, che hanno portato ad un vero e proprio sciacallaggio dei boschi silani, con questi pini altissimi dai tronchi senza rami per quaranta metri. Chissà quanti e quali monumenti della natura sono stati abbattuti senza controllo, per produrre legname da nave e da cantiere. Ma già nei tempi antecedenti probabilmente si erano abbattuti esemplari ben più annosi di quei pochi che oggi ci ritroviamo a difendere, a proteggere; la Sila è stata d’altro canto la falegnameria dei romani quanto dei Borboni. Il giornalista viaggiatore Guido Piovene così scriveva di questi luoghi, a metà degli anni Cinquanta: “Regna il pino silano, albero libero. Esso forma cattedrali arboree dai tronchi regolari e fitti, che si prolungano talvolta per qualche chilometro, avviluppando anche le cime, e riempiendo perciò la Sila di luoghi segreti. Si direbbe che il Mezzogiorno, costretto nelle forme di un paesaggio nordico, si manifesti sotto il travestimento, con un soprappiù di linfa. La Sila è una fantasia del Nord eseguita con il rigoglio meridionale”.

Cosa ci resta di tutto quel mondo? Poche porzioni di foresta, piccoli nuclei, concentrazioni, come direbbero in California pochi groves dove andare a visitare gli alberi più vetusti. Una di queste aree è molto conosciuta, da chi visita la Sila e la Calabria turistica: è la riserva naturale biogenetica di Fallistro, a Spezzano, nota come i “Giganti della Sila”, dove riposano cinquantadue grandi alberi, tutti numerati, misurati e avvicinabili grazie ad una curatissima sentieristica percorribile anche da disabili, una rarità se guardiamo le dotazioni standard dei parchi italiani. Alberi alti fra i 35 ed i 43 metri. Il maggiore è un esemplare doppio, 610 cm di circonferenza prima della biforcazione dei due tronchi che corrono su oltre quota 40 metri. Alcuni sono obliqui, con arcuate ramificazioni ricadenti, e poi i tronchi, con le placche della corteccia bianchissime, lucide, quasi riflettenti. Quattro esemplari che negli ultimi anni sono letteralmente esplosi, precipitati a terra e divelti, mentre uno si è spezzato e ciò che resta è a terra ed è stato ribattezzato dai bambini “pinosauro”. Alcuni pini portano il segno profondo della “slupatura”, un procedimenti di raccolta della resina che viene prodotta in abbondanza dalla specie, utilizzata dai contadini e dai pastori per alimentare le fiaccole, e che a lungo andare disegnano vere e proprie caverne alla base dei tronchi. In una di queste slupature sono entrato in piedi.

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